Valeria, fuorisede a Milano

“Ciao, sono Valeria, ho 22 anni, vengo dalla provincia di Campobasso e vivo fuorisede a Milano, dove sono “coinquilina” da ben quattro anni”.

“Ciao Valeria!” (corale)

Fuorisede valeriaNella mia testa ho sempre immaginato questa scena: ritrovarmi in un circolo di supporto per coinquilini in cui condividere tutti i problemi che ho dovuto affrontare nella mia esperienza da fuorisede. Non sono mai stata molto fortunata con la convivenza, ho cambiato tre case in quattro anni, e ogni anno ho cambiato coinquilini. La sfortuna maggiore di dover vivere a 700 km di distanza da casa sta nel fatto che non ti aiuta nessuno. Sei tu solo, con i tuoi scatoloni, a doverti spostare da una parte all’altra della città e ad avere a che fare con nozioni di giurisprudenza per principianti, con imballaggi degni di una ditta per traslochi, con tentativi di sopravvivenza e di coesione con persone che hanno abitudini totalmente differenti dalle tue. La questione della convivenza, che affligge gran parte della popolazione mondiale, va risolta con la pazienza e con la capacità di adattamento.

Fuorisede ValeriaPrima regola: rispetto. Se esiste da entrambe le parti si è già al 70% del “lavoro”.

Seconda regola: lunghezza d’onda. Col passare del tempo ho maturato l’idea che avere tante cose in comune con una persona non è sempre sinonimo dell’andare d’accordo; è necessario che si abbia la stessa visione delle cose, e della vita in maniera più specifica.

Terza regola: amicizia. Nelle discussioni, la voglia di venirsi incontro e di risolvere è tutta racchiusa nell’essere amici o meno dei coinquilini. Nel momento in cui si vive con perfetti estranei, se ne sbatteranno allegramente di risolvere il problema se riguarda solo te e le tue esigenze. L’amico ti comprende e cerca, insieme a te, un compromesso che faccia star bene entrambi. Da due anni fortunatamente ho trovato la mia stabilità, e le ragazze con cui vivo ora sono prima di tutto mie amiche. Qualsiasi cosa accada la affrontiamo insieme, come quando l’allarme di casa è scattato in piena notte e ha iniziato a parlare con un inquietante vocione maschile che ci diceva “Intrusione, intrusione”. Lo spavento è stato grande, ma alla fine si è sistemato tutto con una grossa risata. Quando inizi una vita nuova, è fondamentale fare una selezione di chi vuoi che stia al tuo fianco, di chi merita i tuoi sforzi di farti nuovamente conoscere nel profondo. E nonostante le esperienze non sempre positive ho cercato di prendere il buono del tutto e l’ho utilizzato per maturare. La convivenza ti cambia: sta a te decidere se vuoi che il cambiamento sia in meglio o in peggio. Come dissi un po’ di tempo fa:

Lo studente fuorisede non è uno studente qualsiasi. Infatti oltre al dover studiare senza che nessuno gli urli contro di rinunciare alle distrazioni quotidiane e di concentrarsi sui libri, deve affrontare una serie di ostacoli che gli studenti normali non conoscono. Combatte quotidianamente con scelte fondamentali, come il cucinare e quindi dover “lavare” i piatti o nutrirsi di robe preconfezionate pur di non lasciarli a marcire nel lavandino. Ha a che fare con gente sconosciuta, con abitudini e modi di fare totalmente diversi, tanto da rischiare l’esaurimento nervoso nel tentare di farli combaciare. Deve scegliere ogni settimana se rimanere sommerso da topi di polvere liberi di razzolare o farli fuori e utilizzare l’attività di derattizzazione come scusa per non studiare. Non ha nessuno che controlli la buona riuscita della lavatrice affinché non si ritrovi con vestiti che cambiano improvvisamente colore o dimensione. È poi sostanzialmente un morto di fame. Si, perché i soldi a lui inviati mensilmente dai genitori, quando non se li guadagna da sé lavorando, sono sempre spesi male e magicamente finiscono prima del termine mensile. E vogliamo parlare dei telefilm? Sono la rovina. Costituiscono la scusa principale per cui tutto ciò che è stato sopraelencato non viene compiuto. No, caro studente fuorisede, tu non sei uno studente qualunque. Tu sei UN EROE.

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