SPECIALE TRASFERIRSI IN FRANCIA /1

La storia di Alessandra, per caso a Parigi

“La Francia è bella, peccato per i francesi”. Un luogo comune, forse, o una consolidata verità, ma è risaputo che sia proprio questo il primo pensiero degli italiani nei confronti dei cugini d’Oltralpe, nostri principali contendenti in fatto di vino, calcio e bon vivre. Dal carattere distaccato e un po’ snob, i francesi non sono certo famosi per la calda accoglienza che riservano agli stranieri, e questo atteggiamento si riscontra un po’ in tutti gli ambiti, a cominciare dalle amministrazioni. Procurarsi tutti i documenti per acquisire la residenza e stipulare un contratto di domicilio è, infatti, davvero complicato, ma una volta che hai le carte in regola, nel vero senso dell’espressione, entri a tutti gli effetti a fare parte del sistema francese e a godere dei diversi benefit che il governo mette a disposizione dei lavoratori, tra cui un cifra, ad integrazione dello stipendio, commisurata all’affitto di casa. Altra nota positiva è che trovare un lavoro, se non facile, è relativamente più semplice rispetto ad altri paesi. Per capire meglio come integrarsi nella diffidente comunità francese abbiamo incontrato Alessandra, 30 anni, di Verona, arrivata a Parigi nell’estate 2012 come ragazza Au pair e oggi impiegata in una multinazionale.

 1186208_10151536391090899_1877532207_n- Alessandra raccontaci il tuo arrivo a Parigi…

Sono partita dall’Italia ormai due anni fa, nel luglio 2012. Non avevo fatto l’Erasmus qui, come spesso cade agli expat né conoscevo la lingua. Mi si è semplicemente presentata l’occasione di venire in Francia quando mia cugina si è trasferita con la famiglia chiedendomi di aiutarla come ragazza alla pari. Fare un’esperienza all’estero, in Europa, era sempre stato un mio desiderio e, dal punto di vista lavorativo, l’Italia non mi stava dando molte soddisfazioni. Così sono andata.

 – Che lavoro svolgevi in Italia?

Sono laureata in Lettere e ho un diploma di certificazione culturale preso alla Ca’ Foscari. Insegnavo presso un centro di lingua Italia per stranieri e infatti, appena arrivata qui, la mia idea era quella di insegnare italiano ma ho incontrato diverse difficoltà, per esempio la concorrenza: nelle scuole di lingua private mi hanno detto che ricevevano qualcosa come trenta cv al giorno. Neanche insegnare italiano presso la scuola pubblica era possibile perché serve una certificazione apposita di lingua francese che io non avevo.

- Nel frattempo, però, lavoravi come ragazza au pair?

Esatto, per chi vuole fare questa esperienza è possibile consultare diversi siti – come Aupair.com – che offrono consigli e aiuti per capire come stipulare i contratti. A noi è bastato andare sul sito, scaricare un contratto regolarmente registrato e compilarlo. Con questo contratto ho potuto ottenere la Carte Vitale, un documento che corrisponde al codice fiscale e alla tessera sanitaria. Per ottenerla non è sufficiente avere un lavoro, bisogna presentarsi al proprio arrondissment (quartiere di residenza francese) con il proprio atto di nascita tradotto in francese – normalmente lo puoi richiedere nel tuo comune di nascita e fare richiesta di traduzione – e dimostrare di avere domicilio e lavoro. Il tutto richiede molto tempo, infatti a me il documento è arrivato dopo un anno. Nel frattempo però, ti forniscono di un numero provvisorio.

foto simba 1- Esistono sussidi che aiutano disoccupati o chi vuole arrotondare, nel caso in cui un lavoretto come cameriere non dovesse bastare?

Si, se dimostri di non avere un reddito alto puoi richiedere il CAF: ti viene elargita un cifra calcolata sulla base del tuo reddito e del costo del tuo affitto. Non è moltissimo ma aiuta: puoi arrivare ad integrare il tuo stipendio anche con 250-300 euro. Per ottenere la disoccupazione devi dimostrato di aver lavorato per almeno sei mesi, in seguito hai diritto ad un sussidio pari al 70 per cento dell’ ultimo stipendio ricevuto per lo stesso periodo di tempo nel quale hai lavorato.

- Imparare la lingua è stato un problema?

Quando sono arrivata non parlavo una parola e per un anno non ho imparato pressoché nulla perché in casa parlavo solo italiano. Mi sono accorta che era un problema perché per questo motivo ero isolata, non avevo vita sociale. Anche per questo, a circa sei mesi dal mio arrivo, ho trovato lavoro come cameriera in un locale che aveva appena aperto: ho visto il cartello di ricerca personale, sono entrata e nel giro di un attimo mi sono trovata con un contratto, senza che neanche parlassi bene il francese. Dopo un anno, però, sono rimasta sola a Parigi perché mia cucina si era trasferita nuovamente e allora ho deciso di investire i miei risparmi per seguire un corso intensivo di francese alla Sorbonne (l’università più prestigiosa della città. Ndr). Mi è costato circa mille euro ma devo dire che è servito.

- E’ stato allora che le cose hanno cominciato a girare?

Esatto, soprattutto al lavoro: non avendo più l’impegno come aupair ho aumentato le ore al locale ma non me ne stavo più in disparte, ero più sicura di me nell’uso del francese e così era più semplice fare amicizia e stringere i rapporti con i miei colleghi. In più, ho chiesto al mio capo se potevo occuparmi di seguire qualche attività di comunicazione del ristorante, dalla pagina facebook all’organizzazione di qualche evento. Anche per soddisfarmi maggiormente nel lavoro: ho iniziato ad organizzare apertivi italiani, giornate per bambini con la partecipava di una mia amica romana nelle vesti di cantastorie… è stato molto divertente e ancora adesso collaboro per queste iniziative, anche perché è grazie a questo lavoro che ho trovato un nuovo posto.

 alessandra- Ci vuoi raccontare cosa è successo?

Una sera al locale si è svolta la riunione internazionale tra i vertici di una grande start-up, molto nota in Francia e che si sta facendo conoscere proprio ora anche in Italia. Mi sono buttata e, vista la presenza al tavolo del responsabile italiano, ho chiesto se c’era la possibilità di fare un colloquio. Ho inviato il mio cv, ho superato di colloqui ne ho fatti due e così, eccomi qui, in prova per un paio di mesi con stipendio regolare, se li supererò mi faranno un contratto a tempo indeterminato.

- Trovare casa è semplice?

Trovare casa in Francia è più complicato che trovare un lavoro! Per trovare una sistemazione all’interno della città, intramuros, come si dice qui, è difficile per diversi motivi: gli affitti sono alle stelle e Parigi città è ormai sovrappopolata. Perché il padrone di casa ti stipuli il contratto devi dimostrare (quando vai a vedere le case devi portare con te un dossier personale con i documenti richiesti) che il tuo reddito corrisponda a tre volte il costo d’affitto della stanza. Visto che la cosa è piuttosto improbabile in molti casi, ti danno la possibilità di trovare qualcuno che ti faccia da garante, come parenti o amici che però siano residenti in Francia, meglio se a Parigi. Un’altra cosa che dovrei dire è che la maggior parte della case sono molto vecchie e molto brutte, meglio prepararsi.

- Torneresti in Italia?

Si, ma a certe condizioni e certamente non adesso. Quella che sto vivendo è un’avventura e non so come proseguirà, ma so che è fondamentale e che mi sarà utile se un domani tornassi in Italia. Questi primi due anni sono stati difficili per la lingua, il fatto di dovermi ambientare, mantenere… adesso comincia il periodo in cui posso veramente cominciare ad approfittare di questa città, che offre tantissimo. Ma voglio anche mantenere uno sguardo sul mio paese, per questo mi piace il lavoro che faccio: sono al servizio clienti Italia per cui ho la possibilità di restare in contatto con i miei conterranei.

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