Juve: Fabio Paratici racconta la sua carriera

Vi siete mai chiesti com’erano a scuola i personaggi che ora sono famosi e vedete in tv? Noi sì e siamo andati per voi al CareerDay Cattolica 3.0 di Piacenza a seguire l’evento “Da calciatore a direttore sportivo: la testimonianza di una carriera d’eccezione”, per conoscere il background del Coordinatore dell’Area Tecnica e Direttore Sportivo della Juventus, Fabio Paratici. Guardate cosa è venuto fuori!

paratici«Non ricordo il mio primo pallone, perché da quando ho memoria ho sempre avuto un pallone ai piedi. Era tutto un giocare a calcio»

Fabio nasce a Borgonovo Val Tidone, in provincia di Piacenza, 13 luglio 1972. In un paesino poco distante nasce un altro appassionato di sport destinato a diventare un grande nome del calcio italiano, nonché suo inseparabile amico d’infanzia, Filippo Inzaghi. Con lui, proprio nella stessa partita, viene scelto per fare il grande salto di qualità.

«Siamo amici sin da bambini, dormivamo uno a casa dell’altro e andavamo in vacanza insieme. E’ un rapporto che va oltre il campo,  un’amicizia che dura da sempre direi»

Di fronte a tanti universitari, raccontaci la tua vita da studente…

«Sono contento di essere tornato in questa università, perché mi sono iscritto qui nel 1991 alla facoltà di Economia. Ho fatto solo due anni, poi dati gli scarsi risultati ho lasciato. Ho fatto allora Scienze Politiche, ma anche qui ho lasciato. Quindi ragazzi non seguite il mio esempio!»

Chi è stato il tuo Paratici, colui che ti ha scoperto e lanciato, come fai tu oggi?

«Gianni Rubini. Avevo 12 anni, giocavo nella Borgonevese contro il San Nicolò, di là c’era un certo Filippo Inzaghi. Ci presero entrambi, ma su di me le aspettative erano più alte. Poi ho avuto diversi infortuni ma non ho rimpianti, se uno lavora bene ottiene i risultati»

Che importanza ha la famiglia nella vita di un calciatore?

«Molta. Se non riescono a capire i tuoi tempi e le assenze che inevitabilmente gli darai, è davvero difficile. Ma ho sempre detto a mia moglie che per capire se uno è un talento è meglio andare a vederlo 3 volte in meno sul campo, ma uscire una volta a cena con lui e il suo entourage. Vedere di chi si circonda ti fa capire che futuro può avere»

Hai smesso presto, a 31 anni, e poi come hai trovato la strada giusta?

juve«Non ci sono trucchi, il metodo è fare ciò che uno sente. E soprattutto avere dei collaboratori validi. Nella mia testa io volevo diventare un esperto di calcio internazionale, me lo sentivo sulla pelle»

Ma cosa fa il direttore sportivo della Juve?

«Il direttore sportivo è responsabile dell’area tecnica, sovraintende al settore giovanile e gestisce il rapporto quotidiano tra squadra e allenatore. E non è facile visto che devi interfacciarti con allenatore, squadra, medici, fisioterapisti e magazzinieri. E’ più complesso di ciò che si crede»

Cosa vuoi dire a questi giovani che si affacciano al mondo del lavoro?

«Nel calcio come nella vita, le doti non bastano, servono i sacrifici. Ma qui si respira coinvolgimento ed entusiasmo, e questa è la base del futuro. Ragazzi, seguite sempre una passione e coltivatela».

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