Italia, un Paese per i talenti?

Che i Paesi siano in competizione tra loro sotto il punto di vista economico è chiaro. Ma si può misurare questa competitività? E come? Secondo Adecco si può fare analizzando i “talenti” di un Paese e il modo in cui in quel luogo sono attratti, fatti crescere, trattenuti.

È così che Adecco e Insead, business school diffusa in tutto il mondo, hanno creato il Global Talent Competitiveness Index: con 48 indicatori hanno analizzato quanto i Paesi siano capaci di agevolare, attrarre, far crescere, trattenere,  i talenti e le relative competenze lavorative e professionali.

I vincitori? Svizzera, Singapore, Danimarca. Tra i primi dieci paesi solo due sono extraeuropei, Singapore e Stati Uniti (al nono posto).

Il primato alla Svizzera che ha ottenuto buoni risultati in tutti i  campi; unico neo: la capacità di attrarre i talenti per cui si colloca al diciottesimo posto. Evidentemente i nostri “vicini di casa” preferiscono pescare dall’interno e non cercare cervelli all’estero. Con il Regno Unito (al settimo posto della Top Ten) condivide la tendenza a investire nell’istruzione.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

E se siete in cerca, vi conviene buttare un occhio a Singapore, specie se vi attirano gli stipendi a molti zeri e la carriera internazionale: questo il paese con la maggiore capacità di attrazione di talenti.

E il Bel Paese? A che punto è della classifica? Ahinoi, solo 36esimo. L’elemento che più penalizza l’Italia è la scarsa capacità di attrarre talenti: si posiziona al 79simo posto per questo criterio. Secondo lo studio, i  motivi sono l’insufficiente apertura all’esterno del Sistema Paese, la scarsa mobilità sociale, la presenza inadeguata delle donne nel mercato del lavoro. Notizie migliori per quanto riguarda la capacità di far crescere i talenti, per cui l’Italia è al 33simo posto. Dai dati emergono anche le difficoltà di uno stato in crisi in cui è difficile fare impresa: per la disponibilità di capitale a rischio l’Italia è al 92esimo posto.

Come altri paesi europei, in primis Francia e Spagna, l’Italia soffre anche il Digital Divide, ossia il divario tra chi può accedere alle tecnologie dell’informazione e chi no: in compagnia di Corea del Sud, Polonia, Repubblica Slovacca e Spagna siamo uno di quelli in cui un adulto su 4 a problemi a usare il mouse. Ma il problema è anche tra i giovani, che alla fine del loro percorso di istruzione hanno inadeguate competenze linguistiche, matematiche, sociali, e relative al lavoro di gruppo.

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