I PROBLEMI NON LI CREANO GLI ALTRI, GLI ALTRI CI RENDONO COSCIENTI DEI PROBLEMI CHE ABBIAMO

Il Centro Culturale di Milano facendo seguito all’intervista di Ángel L. Fernández Recuero a Julián Carrón, pubblicata su Jotdown.es dal titolo “I problemi non li creano gli altri, gli altri ci rendono coscienti dei problemi che abbiamo“, ha organizzato l’incontro con Julián Carrón e Luciano Violante, lo scorso 8 maggio, presso il teatro Dal Verme di Milano.

Luciano Violante è nato il 25 settembre 1941 a Dire Daua in Etiopia dove il padre, giornalista e comunista, dovette emigrare. La famiglia fu poi internata dagli inglesi in un campo di concentramento, dove Luciano nacque e rimase sino al 1943. Laureato in giurisprudenza a Bari nel 1963, entra in magistratura nel 1966. Nel 1970 diviene libero docente di diritto penale presso l’università di Torino. Nel 1983 vince la cattedra di istituzioni di diritto e procedura penale e si dimette dalla magistratura. Dal 1994 al 1996 fu Vice Presidente della Camera dei Deputati. Il 10 maggio 1996 venne eletto Presidente della Camera dei Deputati per la XIII Legislatura.

Julián Carrón è nato nel 1950 a Navaconcejo (Spagna). Fu ordinato sacerdote nel 1975. È stato docente presso l’Università Complutense di Madrid ed Élève Titulaire presso l’École Biblique di Gerusalemme. Dal 2004 si è trasferito a Milano, chiamato da don Giussani a condividere con lui la responsabilità di guida del movimento di Comunione e Liberazione. Nel 2005 la Diaconia Centrale lo ha nominato presidente della Fraternità di CL. È docente di Teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Due persone, apparentemente agli antipodi, si sono incontrate pubblicamente per dialogare sulle sfide che il mondo oggi presenta a ciascuno di noi. I fronti su cui si è discusso sono molti: immigrazione, crisi economica, crisi sociale, crisi educativa, ecc. Quello che hanno visto le persone che erano presenti quella sera sono due persone che, pur nella diversità, si sono mosse l’una verso l’altra accomunati dall’interesse di guardare quello che succede attorno a noi per comprenderlo e affrontarlo insieme.

Entrambi si sono trovati d’accordo nell’ammettere che ciò che è sottointeso nelle varie faglie socio-economiche è una crisi della ragione e quindi una crisi umana, più che economica. Ciò su cui occorre confrontarsi e su cui c’è bisogno di investire è la ragione, non intesa illuministicamente come strumento infallibile ma come capacità di rapportarsi al reale tenendo conto di tutti i suoi fattori.

La questione è seria e non è dicibile in un articolo. Sintetizzando possiamo dire che oggi quello di cui c’è bisogno è riscoprire l’uomo, nelle sue potenzialità e nei suoi limiti, senza gettare via le sfide “scomode” ma guardandole in faccia. Le sfide, come dice il titolo, non rivelano altro che i problemi che abbiamo noi. Ecco, mettiamoci a lavorare su noi stessi per il bene di tutti. Questo vale sia individualmente che collettivamente.

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