Una vita per il calcio: Giovanni, appena maggiorenne da nove anni nel Torino

Il calcio è la sua vita. Ha iniziato a rincorrere il pallone che ancora non faceva le elementari e all’età di otto anni i suoi genitori l’hanno portato a fare i primi provini per entrare nella Primavera del Torino. Giovanni Graziano oggi ha 18 anni e gioca nella Primavera del Torino, prima in classifica quest’anno nella sua categoria. Per l’ultimo anno il suo impegno, quasi totalizzante, non è retribuito. Dall’anno prossimo infatti, le cose cambieranno. Perché quella del giocatore di calcio è una strada fatta sì di passione e soddisfazioni, ma anche di sacrificio e dedizione.

calcioFino all’età di 16 anni Giovanni ha frequentato la scuola a Vercelli, sua città natale, viaggiando ogni pomeriggio a Torino per gli allenamenti. Da un anno la società gli paga vitto e alloggio a Torino. Perché se pensate che un ragazzo che “vive” di calcio anche in uno dei team di maggior rilievo nella sua categoria venga pagato, vi sbagliate di grosso: “Mi hanno sempre dato solamente un rimborso spese per il viaggio – spiega – e da un anno vitto e alloggio”. Dall’anno prossimo, però, le cose cambieranno: “Quando superi l’età massima della Primavera, possono tenerti un altro anno in squadra retribuendoti”. “Quanto?”, ci chiediamo tutti. Una media di 1300 euro netti al mese.

E dopo? “Dopo, se sei bravo o fortunato vieni venduto o dato in prestito a squadre di serie C o B”. Quelle in cui giocare è un lavoro retribuito a tutti gli effetti. “Altrimenti puoi continuare in categorie minori”, in cui però sono in pochi i giocatori che ricevono un compenso tale da riuscirsi a mantenere. E chi non ce la fa è costretto ad abbandonare il sogno del pallone e iscriversi all’università o cercare lavoro in un altro settore: “Perché il calcio non offre alternative”.

Senza dimenticare che la vita del giovane calciatore è un esame continuo: “Ogni anno decidono se tenerti in squadra o meno”. Ma le maggiori difficoltà sono altre: “Diplomarsi, perché non si riesce a seguire la scuola passo a passo e non si ha tempo di studiar. Ma soprattutto pesa essere distanti dalla propria famiglia: io sono di Vercelli e li vedo spesso, ma molti miei compagni di squadra anche più giovani di me vengono da lontano”. E poi i ritmi: quattro ore di allenamento al giorno, partita tutti i sabati, spesso in trasferta e diverse amichevoli. Con pochissimi giorni liberi.calcio

Allora cosa tiene Giovanni in questo mondo da tanti anni? “Le soddisfazioni sono enormi, i risultati spronano a continuare e a impegnarsi al massimo. E la fama: è bello essere su tutti i giornali”. E soprattutto avere la fortuna di vivere grazie all’attività che si ama: perché quando hobby e lavoro si confondono, allora sì che si trova l’Eldorado.

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