BAUMAN: DALLA SOCIETÀ AI SOCIAL

Lunedì 9 Gennaio è morto Zygmund Bauman. Egli nacque a Poznan, in Polonia, il 19 novembre 1925 da una famiglia di origini ebraiche. Il suo nome è passato alla storia per aver offerto una diagnosi particolarmente acuta dei sentimenti sociali oggi più diffusi: l’insicurezza e la paura.

Bauman nei suoi scritti ha descritto la società odierna col termine “liquida” volendo parlare di una società in cui il tessuto sociale e politico sfugge ad ogni categorizzazione del secolo scorso. Per questo, la società attuale risulta essere “inafferrabile”, così come qualsiasi liquido. Questo dato credo sia indice di un’instabilità più radicale: quella umana.

Da questa insicurezza umana nasce l’altro sentimento sociale oggi più diffuso: la paura. Questo secondo sentimento è implicato dal primo: chi si trova su un terreno instabile ha paura di cadere. Ma di che paura si tratta? Bauman lo spiega molto chiaramente in un’intervista rilasciata pochi mesi fa: “oggi non abbiamo paura di esser visti troppo, abbiamo paura di non essere notati, abbiamo paura della solitudine, il virus che compromette il senso della vita è l’esclusione e l’abbandono”.

Esclusione da cosa? Andando almeno una volta in metro o camminando su qualsiasi marciapiede di Milano si può notare come la vita oggi sia principalmente social. La gente, ammesso che si possa generalizzare, è molto spesso, quasi sempre, connessa alla rete e ai social. Oggi non si scrive più una cartolina all’amico per raccontargli una bella gita fatta ma si condivide su Facebook o Instagram una foto che raggiunge contemporaneamente tutti i tuoi followers. Oggi non si chiama più la morosa per augurarle buona giornata ma le si scrive un messaggino Whatsapp con uno smile a forma di cuore. Oggi non si parla più a tu per tu con l’amico di fianco ma si chatta: mi è capitato più volte di vedere al ristorante coppie che anziché guardarsi in faccia utilizzavano ognuno il suo smartphone per chattare.

Questa “ossessione sociale” ha, tra le tante, due conseguenze molto rilevanti: (1)il problema principale della vita diventa la prestazione e (2)si disimpara a rapportarsi a tu per tu con le persone. Oggi se pubblichi una foto sfuocata o poco invitante rischi che chi ti “seguiva” non ti segua più perché non è importante quello che posti ma quanto esso sia figo. Insomma, la realtà virtuale sta diventando l’unica che conta veramente.

L’insicurezza e la paura di cui parla Bauman credo siano dovute anche, e soprattutto, a questa socializzazione della vita e dei rapporti. “Le radici dell’insicurezza -dice Bauman- sono molto profonde. Affondano nel nostro modo di vivere, sono segnate dall’indebolimento dei legami […], dallo sgretolamento delle comunità, dalla sostituzione della solidarietà umana con la competizione”. Queste parole furono profetizzate da un grande pensatore di Desio che disse a suo tempo: “quello che “caratterizza l’uomo oggi [è] il dubbio sull’esistenza, la paura dell’esistere, la fragilità del vivere, l’inconsistenza di se stessi”.

In conclusione, la rete internet e i social non sono negativi, anzi…sono una grandissima risorsa! Quello che è negativo è un certo uso che di essi si può fare: pensare che la propria identità sia quella sociale. Come liberarsi da questo? Inizialmente prendendo atto del problema e di quello che c’è in gioco, poi sicuramente mettendosi alla ricerca della propria identità reale! Per far fronte al “dubbio sull’esistenza” e alla “fragilità del vivere” occorre cercare, facendosi aiutare, ciò che dà stabilità reale alla vita. Proviamo e verifichiamo!

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