Alberta ci parla della sua esperienza con AIESEC in Brasile.

“Per concludere, posso solo dire che in sei settimane mi è parso di vivere le esperienze di anni. Ho ancora negli occhi e dentro di me tanti istanti, tanti volti e l’aver incrociato tante vite mi ha lasciato qualcosa di unico.”

Ciao, sono Alberta, ho 22 anni e studio Giurisprudenza a Roma Tre.

Ad Agosto sono partita con AIESEC e ho preso parte al progetto “Millennium” in Brasile”.

Il Brasile mi ha da sempre suscitato particolare interesse: i colori, i paesaggi, la musica, i balli ma soprattutto il desiderio di conoscere da vicino una cultura e una società così complessa e così difficile.

In poche parole ero stanca di sentirne parlare solo per spiagge e divertimenti vari e volevo capire cosa significasse vivere in un Paese che nell’immaginario comune appare come patria del crimine e della povertà estrema.

La scelta di partire con AIESEC arrivò in un periodo di cambiamenti nella mia vita: avevo voglia di fare

un’esperienza diversa, un’avventura fuori da quella che chiamano “confort -zone”, che volevo affrontare anche con un po’ di incoscienza per mettermi davvero alla prova e passare dalle parole ai fatti, perché una cosa è “dire” di avere spirito d’avventura un’altra è provarlo.

In poco tempo presi la decisione di partire per Sao Carlos, cittadina dello stato di San Paolo, per prendere parte al progetto “Millennium” legato al tema dei Diritti Umani.

Decisi da subito di preferire l’alloggio in famiglia proprio per entrare meglio nello spirito brasiliano, e mi ritrovai a vivere la mia esperienza in casa di una simpatica famiglia.

Ancora ricordo i balli in casa con la mia “sorellina brasiliana” di 8 anni, Kamile e le corse spensierate al tramonto per le vie di Sao Carlos con il mio “fratellone brasiliano” di 20 anni, Kewin, che mi hanno fatto sentire felice e spensierata come una bambina.

Il progetto, nello specifico, consisteva nella presentazione dei Goals (cioè obiettivi di sviluppo) del progetto Millennium delle Nazioni Unite (sradicare la povertà estrema e la fame, rendere universale l’istruzione primaria ecc.) in due scuole con ragazzi dai 13 ai 17 anni.

È stato estremamente interessante parlare con loro di temi così importanti e di attualità, ma soprattutto ascoltare le soluzioni ai “grandi problemi mondiali”, risolti da loro con soluzioni semplici ma di efficacia e che più volte mi hanno stupita e fatto riflettere.

Come ogni esperienza importante non potevano mancare piccoli imprevisti, anzi forse sono proprio

loro e il modo in cui si risolvono a rendere il tutto più interessante.

Piccolo esempio la febbre a 39 dopo un un’escursione in una foresta e il terrore che fosse una malattia rara e fatale quando era semplice influenza; ancora rido se ci penso o lo racconto.

Per concludere, posso solo dire che in sei settimane mi è parso di vivere le esperienze di anni.

Ho ancora negli occhi e dentro di me tanti istanti, tanti volti e l’aver incrociato tante vite mi ha lasciato qualcosa di unico.

Non smetterò mai di ringraziare il Brasile, il suo popolo ed AIESEC!

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